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In una gabbia inespugnabile...stress e lavoro-correlato: come guadagnare la libertà e raggiungere il benessere!

In una gabbia inespugnabile

Angela ha 50 anni, è una donna molto gradevole...che appare triste e sconfortata. Arriva nel mio studio su invio del suo medico curante al quale si era rivolta ripetutamente per continui disturbi gastrointestinali e una forte nausea, particolarmente acuta al mattino. A causa di questi malesseri, negli ultimi mesi si era assentata assiduamente dal posto di lavoro e si era sottoposta ad una serie di accertamenti che non avevano rilevato alcuna causa organica.

Durante i primi incontri emerge una vita sentimentale travagliata...il primo marito la lascia dopo pochi mesi dal matrimonio e lei resta sola con il loro primogenito di appena due mesi. La seconda relazione naufraga dopo dieci anni e una figlia di 8, che … ha trattenuto il padre finché ha potuto...le vicende che si sono susseguite nella vita di Angela appaiono elaborate e distanti dal malessere odierno e in realtà, a seguito della seconda separazione, ha intrapreso e concluso un percorso di psicoterapia che, a suo dire, è stato determinante nel rileggere gli accadimenti, riprendere in mano la sua vita di donna ed esercitare al meglio il suo ruolo di genitoriale. Durante il percorso emergerà la necessità di approfondire il rapporto con le figure genitoriali e con la conflittualità da sempre espressa nei confronti materni, ancora fonte di ansia e disagio, anche se non direttamente collegabile ai disturbi somatici che manifestava.

In realtà il lavoro di ricostruzione del contesto di Angela e dei suoi vissuti evidenzia, un grande cambiamento in ambito lavorativo...e un nucleo di tensione a questo associato...nel parlarne appare difesa e infatti l’argomento viene riportato con un eccessivo distacco emotivo; lei lavora da diversi anni in una grossa azienda dove ricopre un ruolo non marginale, su mia sollecitazione emerge che la nuova direzione di marketing aziendale ha stravolto i precedenti equilibri, richiedendo a tutti i dipendenti un differente impegno, un adattamento a nuove metodologie e inserendo nuove figure che in qualche modo monitorano l’operato degli stessi. Chiudo l’incontro con l’invito a una riflessione sul tema trattato e sulle emozioni da esso evocate. Nell’incontro successivo ripropongo il tema sui vissuti in ambito lavorativo scaturiti nell’arco della settimana, lei appare a disagio e gli occhi le si riempiono di lacrime, in modo stentato e confuso riesce a raccontare mentre lei stessa mette a fuoco il proprio inconfessabile malessere e l’esordio della sua sintomatologia...

Sono stata molto apprezzata in passato e avevo carta bianca purché producessi e su questo nessuno si è mai potuto lamentare...poi circa due anni fa il cambiamento di gestione, due dei miei collaboratori sono stati trasferiti, un’altra è stata obbligata a licenziarsi...per me non erano semplicemente colleghi ...non ci avevo mai pensato ma dopo che loro sono andati via...ho iniziato ad essere sempre meno a mio agio e poi sono iniziati i miei malesseri fisici...

Adesso sento che tutti sono scontenti del mio operato, non fanno altro che sottolineare le mie assenze, le mancanze...e pure...eseguo tutto con molta scrupolosità ed attenzione...è vero qualche volta faccio un po’ di testa mia, ma il mio dovere lo faccio!

Un tempo ero così contenta di trascorrere il mio tempo al lavoro, la mattina nonostante la stanchezza e le preoccupazioni...sola e con due figli, la malattia di mia madre...ero stanca ma serena...adesso ogni giorno faccio una grande fatica per andare a lavorare...ma fino ad oggi pensavo dipendesse dal mio stato fisico, mi rendo conto della fatica che faccio a vedere delle facce che proprio non vorrei vedere e a dare conto a certa gente...mi sento sfinita e demotivata! Mi trovo in una gabbia!!!

Il percorso di Angela si snoda tra nuove consapevolezze e nuovi bisogni, la sintomatologia svanisce con il dare voce al proprio dolore e lentamente promuovendo dei cambiamenti inizialmente ritenuti impraticabili, molte sensazioni si ridimensionano e talvolta svaniscono.

Un punto di snodo importante si dimostrò un colloquio con il capo del personale e con il supervisore, la scomparsa delle problematiche fisiche favorirono un’assiduità lavorativa e una nuova energia; avvenne naturalmente il ricostruirsi di una vita relazionale all’interno della sua azienda, e il riappropriarsi di una stima ritenuta perduta per sempre.

Il percorso di Angela si è concluso nel 2014 e attualmente si ritiene soddisfatta del suo ruolo e dei cambiamenti che ha attuato in ambito al suo ambiente lavorativo, tornando a non sentirsi più in gabbia ma libera di lavorare al meglio.


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Dott. Carlo E. Livraghi Psicologo Psicoterapeuta e Psicoterapeuta emdr
Arezzo, Lecce e Perugia

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Iscritto all'Albo Regione Puglia, sezione A 1570
Laurea In Psicologia indirizzo Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni
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