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Risucchiato da un buco nero, dalla depressione maggiore al ritorno alla vita

Psicoterapia Sistemica

La consapevolezza di ciò che è più opportuno fare, dire e pensare lentamente lascia il posto a un unico desiderio quello di abbandonarsi, lasciarsi andare... la volontà di sprofondare in un istante in un tempo e in uno spazio al di fuori del reale è più forte di tutto...la morte, un pensiero sempre più ricorrente...immaginare le reazioni altrui, il rimpianto che si potrà suscitare, ma anche questo è troppa energia e richiede troppo coraggio...meglio lasciarsi morire lentamente...

Il richiamo della vita indifferente, i propri progetti e le proprie passioni, inutili e impercorribili...Un buco nero che chiamano depressione s’impossessa di ogni parte di te...sempre più vani e trasparenti, i tentativi altrui per indurre una tua reazione...la notte diventa infinita e pensieri ricorrenti si aggrappano a te per non abbandonarti...

Soltanto chi ha vissuto un’esperienza simile può cogliere tra le righe di ciò che non è espresso, il grande dolore e l’immensa tristezza che affligge una persona depressa.

Questo è il contributo di un mio paziente che chiamerò Manuel, lui ha trentadue anni e chiede il mio consulto spinto dalle minacce della sua ragazza. Decido di incontrarlo con lei e alla presenza della sua amata inviante, definisco un setting di terapia individuale un po’ rivisitato. Il primo scoglio fu rappresentato dall’analisi della domanda che non mi era stata posta direttamente da Manuel, ma ancor di più fu arduo, almeno inizialmente, riuscire a costruire una zattera di salvataggio per questo giovane uomo, che appariva così provato e così dimesso, direi distrattamente trasandato e stanco. Manuel, giunge da me dopo circa tre mesi in cui la fatica di affrontare una nuova giornata lo obbliga, sempre più frequentemente, ad assentarsi dal luogo di lavoro e questo non senza conseguenze...inizialmente è molto riluttante a qualsiasi aiuto farmacologico e a ulteriori indagini e consulti.

La depressione, purtroppo affligge molte più persone di quanto non si creda, ma per effettuare una diagnosi accurata bisogna distinguere tra un tono dell’umore depresso, riconducibile a eventi che hanno turbato l’equilibrio del paziente, come ad esempio separazioni, lutti, perdita del lavoro e molto altro ancora e tra cause legate a fattori fisiologici, tipo ormonale1, solo per citare gli stati più comuni e distinguibili da una vera e propria depressione maggiore.

Detto ciò, in ambito al percorso di psicoterapia, l’inquadramento sistemico tende a non ridurre l’eziologia depressiva completamente scissa da concause ambientali oltre alla predisposizione personale, per lo meno in merito al mantenimento del sintomo che acquista un suo significato e una sua funzione all’interno del sistema di riferimento.

Tra i sintomi utili a una diagnosi di depressione maggiore ritroviamo, oltre all’umore depresso, una crescente perdita d’interesse verso le occupazioni dalle quali un tempo si traeva piacere, una tendenza alla svalutazione di sé e al senso di colpa, variazioni significative con il proprio ritmo di sonno e con il rapporto con il cibo, conseguentemente perdita o aumento di peso considerevole, agitazione o rallentamento, un importante calo nelle proprie prestazioni intellettuali e relazionali e un pensiero di morte ricorrente. Quest’ultimo punto è il più preoccupante per le pericolose conseguenze che registrano un alto grado d’incidenza in atti suicidari. Per soddisfare i criteri diagnostici, dopo aver escluso dirette cause organiche, disfunzioni ormonali o ad esempio un tumore ancora non diagnosticato, bisogna valutare la pervasività dei sintomi, ossia se questi sono presenti da un tempo di almeno di due settimane, quotidianamente e per la maggior parte della giornata; inoltre non è sufficiente la manifestazione di un solo sintomo ma bisogna registrarne almeno cinque. Accade frequentemente che la sintomatologia depressiva si evidenzi in comorbilità con altri sintomi, spesso di natura ansiosa o maniacale ruotando la diagnosi verso un disturbo misto, come ad esempio il disturbo bipolare.

Il trattamento di Manuel come di ogni altro paziente, richiede necessariamente un lavoro sinergico con uno specialista che possa adeguatamente contenere, farmacologicamente i sintomi e supportare il lavoro psicoterapeutico, liberando così il campo da inficianti e pericolosi rischi. Nella mia esperienza ho ritenuto sempre utile sensibilizzare e attivare le risorse delle persone significative e quando vi erano le condizioni, ho scelto la strada della psicoterapia familiare o della terapia di coppia, o meglio ho inserito il partner nel percorso di sostegno e di costruzione del processo terapeutico, prima di avviare un vero e proprio lavoro di psicoterapia individuale che potesse, come nel caso di Manuel, restituire la pienezza della propria vita.

1 Disfunzioni della tiroide, l’ipotiroidismo, possono determinare una sintomatologia facilmente confondibile con i criteri diagnostici di un quadro depressivo.

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Dott. Carlo E. Livraghi Psicologo Psicoterapeuta e Psicoterapeuta emdr
Arezzo, Lecce e Perugia

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Iscritto all'Albo Regione Puglia, sezione A 1570
Laurea In Psicologia indirizzo Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni
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