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Il trattamento dell’anoressia maschile: la famiglia di Jacopo, un’equilibrista in caduta libera

Anoressia maschile

Jacopo era ventunenne quando la madre mi contatta su invio di una collega, che aveva, seguito individualmente la signora ed ero già stato allertato sulla complessità del caso e sulla persistenza del sintomo, nonostante numerosi tentativi alternativi e due ricoveri in un centro specializzato, nel trattamento dei disturbi alimentari. Decido pertanto di coinvolgere una collega per una co-terapia e convoco Jacopo insieme ai suoi genitori.

Raccogliamo dettagliatamente i precedenti tentativi di cura e i motivi che, a loro avviso, hanno determinato l’abbandono dei percorsi intrapresi...emerge che Jacopo è seguito da un medico nutrizionista e si sottopone regolarmente ai controlli di routine. Le due precedenti psicoterapie, non avevano preso in carico il sistema familiare: una era strutturata con incontri individuali per Jacopo e l’altra, oltre al lavoro sul portatore del sintomo anoressico, prevedeva un incontro mensile con la coppia genitoriale, dove a breve fu loro suggerito di rivolgersi a un terapeuta della coppia. Queste iniziative erano naufragate con l’accentuarsi delle ricadute sintomatiche e con le resistenze della coppia che aveva interrotto improvvisamente il percorso, attribuendo una nota di squalifica ai colleghi che avevano tentato di farsi carico della situazione e che, di fatto, avevano impedito il tracollo vero e proprio, attivando invece una rete di contenimento in una situazione che stava divenendo sempre più esplosiva...

Il disturbo alimentare di Jacopo, emerso intorno ai sedici anni, come spesso si riscontra nei ragazzi, lo vedeva molto impegnato non solo nella rinuncia al cibo ma soprattutto in un’attività fisica forsennata, nel tentativo di raggiungere quell’ideale perfezione determinata da muscolosità e assenza di grasso.

Il rapporto e l’identificazione con la figura paterna appariva gravemente compromesso, il padre era molto distante dagli ideali profondi che Jacopo nutriva verso il proprio sesso...la sua vita relazionale era molto ritirata ed elementi ansiogeni accompagnavano ogni aspetto della sua quotidianità...

Il caso appariva molto complesso per il ruolo che il sintomo ricopriva all’interno di questo sistema familiare e per le condizioni che garantivano il mantenimento della sua anoressia, in primis le resistenze genitoriali. Il padre, soprattutto, si dimostrava molto svalutante, verso il setting di terapia e verso la diade, costituita dalla moglie e dal figlio. Alfredo, infatti, dalla nascita di Jacopo si era sentito trascurato dalla moglie, la sua storia trigenerazionale esplicita meglio i bisogni profondi di quest’uomo, ancora desideroso di carezze negate e rende chiara la dinamica di una coppia che non è riuscita a evolversi, adeguatamente, durante il ciclo di vita della propria famiglia. Anna apparentemente fragile mostra la sua determinazione ma anche la rassegnata convinzione che poco dipende da lei e questo nonostante i suoi affanni, lei è la classica madre iperprotettiva e controllante...una volta che il sintomo è stato riletto all’interno della sua cornice e inquadrato da un’altra prospettiva, si giunge a distinguere i due sistemi e a lavorare con sedute distinte, inizialmente settimanali.

Il lavoro individuale sul disturbo alimentare, è condotto in sinergia sia con il medico di riferimento e sia con la psichiatra che, per un periodo, si affiancò, seguendolo nella gestione di una cura farmacologica, molto leggera, per lenire l’ansia e favorire un sonno più regolare. Jacopo si decentra dalle dinamiche di relazione di Anna e Alfredo...e con la consapevolezza delle resistenze genitoriali, a intraprendere una psicoterapia di coppia, si lavora apparentemente sulla genitorialità mentre in realtà i bisogni coniugali, consapevoli o inconsci e le loro dinamiche relazionali, furono sempre al centro del percorso intrapreso...

L’intervento attuato con questo sistema proseguì per circa due anni, i protagonisti delle vicende esposte trovarono ognuno una propria dimensione e un diverso adattamento, certamente più funzionale. Jacopo superò gradualmente l’ossessione per la sua immagine corporea, così come riuscì a ricostruirsi una vita relazionale e fu possibile lavorare su altri ambiti della propria vita come la sua identità sessuale, fonte inconfessabile di grande tensione...Ha incontrato l’amore e attualmente vive serenamente all’estero, dove lavora e convive stabilmente...


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Dott. Carlo E. Livraghi Psicologo Psicoterapeuta
Arezzo, Lecce e Perugia

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Iscritto all'Albo Regione Puglia, sezione A 1570
Laurea In Psicologia indirizzo Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni
P.I. 03388820759

 

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